La macchina da guerra: storia
della fortezza di Gradisca
Non sappiamo quanti soldati a cavallo e quanti
fanti siano stati schierati contro i Turchi. I dati raccolti
sono parziali e discordanti. E' certo invece che le piccole
bastide non potevano raccogliere un notevole numero di armati.
Venezia decide dunque una nuova sistemazione del territorio,
il massimo sforzo finanziario e tecnico si concentra su Gradisca
alla cui edificazione sono chiamati a contribuire il Friuli
e il retroterra veneto con invio di manodopera, materiali,
denaro.
L'esperimento dura vent'anni: per la prima
volta infatti una città-fortezza nasce dal nulla, cioè
non accresce strutture castellane preesistenti da secoli.
Non sorprenda quindi il carattere sperimentale dei primi anni
di lavoro durante i quali si rivede spesso il già fatto,
su questi errori e ripensamenti vengono gettate le basi per
la teorizzazione della città ideale che prenderà
corpo in Italia agli inizi del cinquecento. La stessa Palmanova
ne sarà tributaria poichè dalle acquisizioni
e dagli errori di difesa territoriali nati attorno a questo
primo nucleo fortificatorio verrà creata la più
nota città stellare.
Il progetto Gradisca si realizza in tre fasi.
- Nella prima, 1474 - 1477, la Repubblica decide di concentrare
un maggior numero di uomini e cavalli, richiamandoli dalle
sedi provvisoriamente assegnate presso civili in varie
località friulane. La bastida viene quindi allargata
e attrezzata.
Da qui, la notte del 24 ottobre 1477 partirà l'esercito
veneto all'inseguimento dei Turchi penetrati attraverso
il ponte di Lucinico. La battaglia sarà durissima
e altrettanto dura la sconfitta poichè, sfondata
la barriera di uomini e cavalli, gli Osmani dilagheranno
fino al fiume Livenza seminando fuochi, razzie e lutti.
- Nella seconda fase, 1478 - 1484, il presidio armato
si fa più agguerrito ma l'invasione del 1478, risolta
anche questa volta con una veloce e impunita ritirata,
rissolleva il problema della inadeguatezza difensiva della
zona.
In quei giorni, mentre si chiudono i bilanci dell'ultima
aggressione (i Turchi hanno portato via un bottino di
8.000 uomini e 10.000 capi di bestiame) la Serenissima
invia al Luogotenente di Udine nuovi ordini per le modifiche
dei fortilizi. Gradisca dovrà avere una casa-forte
sul collisello (il castello) per accogliere un capitano
e le munizioni,mentre nei dintorni, da Lucinico a Farra,
dovranno erigersi cinque bastide. Da Gradisca a Fogliano
invece ci dovrà essere un collegamento sicuro su
cui far scorrere le truppe (strada duplex) e sul fiume
un ponte difeso da due torri.
Molte opere non verranno realizzate interamente, Gradisca
tuttavia si allargherà raggiungendo la forma e
la superficie dell'attuale centro storico. Vi sorgeranno
case e chiese, magazzini e abitazioni,stalle e depositi
d'armi. Guideranno l'impresa tecnici e ingegneri specializzati.
- La terza fase, 1497-1511, coincide con la ripresa del
conflitto veneto-turco (la tregua firmata nel 1479 aveva
durata ventennale) e con l'insorgere del nuovo antagonismo
con l'Austria di Massimiliano,sovrano giovane ed energico
deciso ad avversare la signoria europea della Repubblica.
La concomitanza di questi due fattori fa riprendere i
lavori di ammodernamento della fortezza gradiscana. Nel
1497 arriva infatti da Brescia, con un gruppo di tecnici
e manovali specializzati, l'architetto militare Giacomo
Contrin, considerato il meglio che il mercato possa offrire.
Contrin è consapevole di aver assunto un incarico
delicato,da assolvere in tempi rapidi e secondo le reali
esigenze di una eventuale guerra. Se infatti le scorrerie
dei Turchi richiedono una risposta difensiva mobile, lo
scontro con Massimiliano può impegnare la città
in un possibile assedio, allora i nuovi cannoni, le armi
da campo e da cinta a lunga gittata devono diventare l'arma
per eccellenza. Analizzando quindi tutto il perimetro
della cittadella, Contrin decide di abbattere le strutture
quasi precarie di terra e massi e sostituirle con una
solida cintura di pietra con buone porte d'accesso e due
massicci torrioni. La fortezza ora può dirsi completa
e come dimostrano studi recenti,plasmata perfettamente
secondo le leggi della cultura umanistica e dei modelli
difensivi internazionali.
Di questa monumentale costruzione ci restano
l'attuale cinta,la Porta Nuova e sei dei sette torrioni.
La storia non sarà generosa con Venezia e con tutto
il Veneto e il Friuli che hanno contribuito alla costruzione
di questa macchina da guerra. L'incursione turca del 1499
paradossalmente passerà fulminea quasi sotto le porte
della città senza che un solo colpo venga sparato dalle
feritoie.
Dodici anni dopo, durante la guerra di Cambrai, un lungo assedio
da parte austriaca e una violenta epidemia di peste faranno
capitolare l'esercito veneziano. Da questo momento Gradisca
sarà austriaca.
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